Esemplare ascrivibile al model year 1965 - il primo anno della quarta serie, caratterizzata anteriormente dai fari sovrapposti - declinato nel terzo dei quattro allestimenti disponibili (da cui la denominazione "III", mentre la versione di punta era la Sport Fury). Rispetto agli allestimenti inferiori, dispone di luci di cortesia, orologio elettrico e luci di retromarcia, mentre esteriormente è caratterizzata dal profilo laterale con inserto colorato e dalla fanaleria posteriore composta da più elementi.
La Fury nel 1965 vendette circa 330mila esemplari, e la "III" fu di gran lunga la più richiesta (140mila circa), un risultato che sfiorò quasi la metà della produzione annuale del marchio e che contribuì notevolmente al suo rilancio.
L'esemplare immortalato pare in grande spolvero, ma la connotazione sportiva (cerchi e scarichi) a mio parere è poco consona.
Mi piace, fosse mia la farei esattamente così. In particolar modo mi piacciono i cerchi, di tipico design anni 60/70 quindi azzeccatissimi (assomigliano nella foggia a quelli della prima Espada, seppur senza gallettoni).
Gli ottimi scatti di Stefano paiono proprio ambientati in un piccolo centro degli Stati Uniti - nei pressi di una zona residenziale con villette, da un lato, e di una commerciale, dall'altro - per tipologie edilizie, arredo urbano e cura della vegetazione.
Il Gruppo Chrysler si stava risollevando dalla crisi dei primi anni '60, quando era rimasto aggrappato ai canoni stilistici che esso stesso aveva introdotto - nel 1956 - all'insegna della modernità, accentuandone poi maldestramente e grottescamente alcuni tratti, in special modo sulle vetture di taglia superiore, mentre GM e Ford avevano già intrapreso dal 1960-'61 un rapido percorso verso linee tese e sobrie. In Chrysler, il cambio di paradigma, indispensabile sulle compact e sulle mid-size, che garantivano i volumi, sarà invece più lento e incerto, soprattutto sulle full-size, e si potrà considerare completato proprio a metà decennio. Riacquistata un'identità stilistica "sostenibile" e convincente, nella 2a metà degli anni '60, e nel primo scorcio dei '70, con una volontà di rivincita che ha del prodigioso, il Gruppo riscuoterà grandi successi, in particolar modo, nel settore prepotentemente emergente, ancorché effimero, delle muscle cars, riuscendo a rivaleggiare con i marchi concorrenti della General Motors.
Tra il 1965 e il 1968 il design Chrysler sarà in gran parte improntato a questo stilema dei doppi proiettori sovrapposti, originale anche se, a mio giudizio, un po' "pesante", e non facile da conciliare con le sagome ribassate oramai in voga, in quanto "obbliga" a mantenere alto il frontale.
Esemplare molto bello e sostanzialmente conforme, cerchi corsaioli a parte (non malvagi), di buona resa estetico-emotiva a fronte di un prezzo d'acquisto che ritengo piuttosto allettante.
Sarei curioso di sapere quale propulsore monti, azzardo il V8 da 318 c.i. (5,2 lt.); la trasmissione è molto probabilmente automatica.
(foto "Stefanozero" )