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Bianchi S5

bianchimarkino20131231.jpg
Anno 1931 (Markino).

Data: 01/01/2014
Commenti: 7
Visualizzazioni: 4123
Commenti
#1 | time101cv il 01/01/2014 10:41:31
www.targhenere.net/images/media/dscn7533-copia_zps753838f7.jpg

www.targhenere.net/images/media/dscn7537_-_copia_zps0acfd342.jpg
(foto "Markino" )
#2 | IOM il 01/01/2014 11:52:09
Bellissimo esempio di quella che fu una delle fabbriche automobilistiche italiane piu' antiche ed importanti, ammiro anche la loro produzione motociclistica che accompagno' gli inizi della carriera del grande Nuvolari del quale sono un sincero appassionato, tanto che il mio primo figlio si chiama proprio Tazio!
#3 | massimo il 01/01/2014 14:42:34
Non ho parole! Shock Lo definirei sin d'ora l'avvistamento dell'anno.
#4 | S4 il 01/01/2014 15:30:24
Alla faccia, il 2014 comincia alla grandissima! claps
#5 | gabford il 01/01/2014 17:07:21
Avvistamento col botto (di Capodanno Grin).
Esiste già una foto in rete di questo esemplare (
http://www.flickr...262518946/
), anche se credo riporti una dicitura sbagliata: questa credo sia una S5 1500 Viareggio (esempio:
http://4.bp.blogs...-+1932.jpg
).
#6 | Danip il 01/01/2014 22:03:27
C'è una foto anche nel mio servizio su Autoabbandonate del Trofeo Milano 2012. Wink
#7 | Markino il 01/01/2014 22:36:06
Con tutta probabilità, come segnala Gabford, si tratta di una Berlina "Tipo Viareggio"; la denominazione riferita all'immagine caricata su Flickr, "Torpedo Monza", riguarda una versione aperta a quattro porte, della quale un noto collezionista lombardo possiede un esemplare amaranto, mi pare con carrozzeria tipo "Weymann" (ossia con il famoso rivestimento esterno in finta pelle). Il ricorso a nomi di città (tipi Viareggio, Cagliari, Sassari, Olbia, Napoli, Imperia, Sanremo, Oslo) od altre località (tipo Superga, Dolomiti) era frequente per contraddistinguere le molte versioni delle Bianchi S5 e delle successive S9. Questa variante berlina ha la particolarità (frequente all'epoca) del fregio ad "S" applicato al montante del padiglione, simile al supporto di una capote, che fa apparire la vettura come una sorta di "faux cabriolet", appunto falso perché in realtà il padiglione è fisso.
L'improvviso irrompere di questo oramai noto esemplare in alcuni raduni del nord-ovest da un paio d'anni a questa parte (come il Trofeo Milano 2012 ricordato da Daniele) è stato per me una magnifica sorpresa. Oltre ad amare in genere le vetture prebelliche, sono un grande appassionato dei numerosi marchi nostrani scomparsi. Basti pensare che nel 1907, al culmine del boom sviluppatosi agli albori del motorismo in Italia, che in quell'anno subì una prima falcidia per l'improvvisa recessione e il crollo in borsa di molte aziende a carattere prevalentemente speculativo (un po' come accadde al principio del nuovo millennio con le aziende hi-tech), solo a Torino esistevano 26 imprese di costruzioni automobilistiche. Ceirano, Itala, Diatto, Isotta Fraschini, OM, Ansaldo, e appunto Bianchi, per citare alcuni dei più significativi marchi cessati, contribuirono a creare un panorama industriale di eccezionale vitalità, coronato anche da successi sportivi di richiamo internazionale (a cominciare dall'impresa dell'Italia 35/45 HP alla Pechino-Parigi del 1907, e senza dimenticare che la prima Mille Miglia, nel 1927, fu vinta dalla bresciana OM).
La Edoardo Bianchi nacque alla fine dell'800 come impresa dedita alla costruzione di biciclette, ed ampliò rapidamente la sua attività alle motociclette (indimenticabili le "Freccia Celeste" di fine anni '20) e alle automobili, che si distinsero per la robustezza e l'eleganza. Le S5 e le S9 offrivano su una media cilindrata carrozzerie di notevole bellezza e finiture di qualità, incarnando alla perfezione la tendenza invalsa in Italia a partire dai tardi anni '20, frutto di un contesto economico già descritto in altre occasioni, a costruire vetture di pregio dai costi di gestione contenuti.
Come per quasi tutte le vetture prebelliche, specie se realizzate in piccola serie, resta difficile una disamina accurata dell'assoluta correttezza di ogni particolare. Senza dubbio, questo esemplare, probabilmente restaurato di recente, conserva un impatto d'immagine straordinario, grazie anche alla notevole "grinta" espressa dalla carrozzeria piuttosto bassa con portiere a vento, dalle splendide ruote a raggi e dalla finezza del finto mantice, ancorché si tratti in realtà di una tranquilla berlina; da urlo la targa torinese a bassa numerazione. Per saperne di più, risulta tuttavia indispensabile farsi raccontare direttamente dal proprietario le vicende attraversate dall'auto nei decenni, specie nel periodo bellico, quando gran parte delle vetture furono vittime di requisizioni, bombardamenti o smembramenti (per tutelarne l'esistenza alcune furono addirittura murate o sotterrate). Se ne avrò l'occasione, non mancherò di approfondire e darne adeguato resoconto.
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